SDS#219 – GLI INSOLITI SOSPETTI

Nel 2026 le fake news, di ogni tipo e colore, costituivano ormai una parte consistente del materiale circolante online. La Commissione decise pertanto di correre ai ripari. Nacque così un’apposita unità di crisi con lo scopo di contrastare le azioni di guerra ibrida e la diffusione di notizie false, decontestualizzate o subdolamente manipolate dai diversi agenti di propaganda presenti sui media.
Compito principale dell’Unicris era fornire ai cittadini una versione affidabile dell’informazione sul singolo evento specifico oggetto di propaganda, di modo che fossepiù semplice  riconoscere eventuali opere di mistificazione e individuare i collaborazionisti del nemico.

L’idea fu accolta positivamente da una piccola parte della popolazione, che subito si mise all’opera con squadre di segnalatori per notificare alle autorità preposte tutte quelle esternazioni che si discostavano dalla versione ufficiale.
Una parte, ancora più piccola, provò a protestare ma la verità è che la maggior parte dei cittadini neanche si accorse della novità. Era ormai totalmente disinteressata alla politica: i più la consideravano un’inutile baruffa da cortile fine a se stessa.

L’opera dei segnalatori dava buoni risultati, anche se a volte capitava di imbattersi in “falsi positivi”. Finiva così nelle maglie delle segnalazioni qualcuno dei più, più per rancore personale del segnalatore che per reali contenuti di propaganda: era infatti evidente, anche a un esame superficiale, che si trattava dello sproloquio di un povero cristo digiuno di politica che, proprio in ragione del digiuno, sapeva poco e niente di narrazioni ufficiali e azioni di guerra ibrida. Tuttavia in quei casi la Commissione decise di essere inflessibile, per evitare che malintenzionati, più scaltri del povero malcapitato di turno, potessero nascondersi dietro finte ingenuità e sfuggire così alla rete dei controlli. Questo generò un piccolo aumento di attenzione sul tema da parte della popolazione, che di solito si poteva quantificare nelle venti o trenta persone che, tra conoscenti, familiari e amici, avevano a cuore la sorte dell’incriminato. Il resto tirava avanti, come sempre.

Per un po’ di tempo tutto funzionò alla perfezione, esclusi i piccoli incidenti appena raccontati: un calo quasi verticale delle segnalazioni sembrò indicare, a un certo punto, la totale sconfitta della disinformazione. In realtà, un più attento esame dell’Unicris scoprì che la propaganda ibrida aveva cambiato strategia: non appena usciva una versione ufficiale, contraddirla esplicitamente diventava infatti una mossa suicida. I cospirazionisti cominciarono così ad usare allusioni.
L’Unicris iniziò a rilasciare anche liste ufficiali di “termini allusivi a fini di propaganda” ma, affinché non facessero la stessa fine delle versioni ufficiali, a tali liste fu data validità retroattiva di modo che gli scandagliatori avessero materiale su cui lavorare.

Gli scandagliatori, al contrario dei segnalatori, avevano il compito di andare alla ricerca di dichiarazioni passate dei possibili sospetti, anche vecchie di anni, che potessero essere usate come elemento incriminante. Questo, come è facile immaginare, aumentò di molto il numero di falsi positivi, anche in ragione del fatto che, data la fallibilità del sistema, molti si arruolavano come scandagliatori solamente per portare a termine vendette personali, spesso nei confronti di altri scandagliatori.

Agli scandagliatori colpiti, visto il ruolo delicato che ricoprivano, furono dedicate delle gogne speciali. Iniziò così a diffondersi il sospetto (secondo l’Unicris ragionevolmente fondato) che, tra le stesse fila dei vigilantes, si fossero ormai infiltrati agenti del nemico: questi, secondo il sesto rapporto di aggiornamento dell’Unicris sulla guerra ibrida, si mostravano generalmente tra i più fervidi sostenitori delle versioni ufficiali e agivano in maniera irreprensibile senza riguardi per nessuno, proprio al fine di sviare eventuali sospetti.
Fu così che, per arginare il fenomeno, la Commissione incluse le versioni ufficiali precedenti nelle liste dei “termini allusivi a fini di propaganda”, fatto di cui approfittavano molti scandagliatori, anche in buona fede, per chiudere alcuni conti personali.

Ora il sistema era perfetto: chiunque in passato avesse sostenuto le versioni ufficiali della Commissione, o avesse osato metterle in dubbio, o avesse semplicemente fatto allusioni in un senso o nell’altro, rientrava nel profilo dell’agente di propaganda. Restavano esclusi soltanto gli agenti più subdoli, che inizialmente l’Unicris aveva sottovalutato: quelli che restavano in silenzio e si limitavano a commentare le notizie con un’alzata di sopracciglio, o anche con l’assoluta (questa sì estremamente sospetta) assenza di reazioni.
A questa falla la Commissione pose rimedio con il settimo rapporto di aggiornamento: ora qualsiasi atteggiamento nei confronti delle versioni ufficiali costituiva indizio di colpevolezza. L’eccessivo vigore, così come la sua mancanza, erano sintomi della propaganda in azione.
Fu così che la Commissione riuscì a mantenere il potere e salvare la democrazia dagli attacchi esterni: gli scandagliatori proseguivano il lavoro indefessi, lasciando all’Unicris la valutazione delle soglie di vigore consentite.

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