So’ passati venticinque anni da quando manifestavamo a Genova contro la globalizzazione neoliberista voluta dai potenti de allora. De ‘sti venticinque, l’ultimi cinque l’avemo passati su X a raccontà la politica settimana per settimana. E pure allora ce stavano quelli che te spiegavano che non avevi capito niente: ce stavano Putin e ce stavano le stesse guerre inutili, de Putin e degli USA. Ce stava la Palestina. Ce stava l’Iran. Ce stavano i migranti.
Oggi uguale, però quelli che ner 2001 te spiegavano la fine della storia adesso te vendono l’importanza del riarmo. Te magnificavano la globalizzazione delle merci e mo te mettono i dazi. Sui migranti però so’ rimasti coerenti: li trattano de merda come 25 anni fa.
L’unica cosa che è cambiata è che prima i vertici mondiali li facevano ar centro delle città e mo per lo più so’ costretti a nascondese fra le montagne o in mezzo ar nulla: Kananaskis, Camp David, Fasano, Roccaraso… I potenti der monno riuniti a Borgo Egnazia!
S’era capito già a Genova che er diritto valeva “fino a un certo punto” e quer punto all’epoca se chiamava zona rossa. Dentro la zona rossa ce stavano i potenti e là dentro valeva solo la legge der più forte. Pure se t’avvicinavi. Genova è stata definita la più grande sospensione dei diritti umani in un paese occidentale dar dopoguerra e, dopo venticinque anni, che c’è rimasto? Cicatrici e impunità politica. Forse dopo 25 anni potemo azzardà un bilancio.
Silvio Berlusconi, allora capo der governo, e de molti altri governi successivi, prese de responsabilità zero. Alla fine j’hanno intitolato un aeroporto, Berlusconi Malpensa. E malpensava pure all’epoca, in effetti.
Le batterie di missili terra-aria all’aeroporto.
Claudio Scajola, ministro dell’interno, che diede l’ordine de sparà sui manifestanti in caso di sfondamento della zona rossa. Poi s’è comprato casa vista Colosseo a sua insaputa e mo fa er presidente de provincia a Imperia.
I tombini della città sigillati contro gli attentati.
Gianfranco Fini, vicepresidente del consiglio, fisso in sala operativa. Fisso pure nei governi successivi. Finché un giorno disse a Berlusconi a seguito de na discussione “e che fai me cacci?”. Lo cacciarono.
La BBC e le 200 body bag ordinate prima della manifestazione.
Gianni De Gennaro, capo della polizia. Poi capo di gabinetto, poi sottosegretario, poi presidente di Leonardo, mo è presidente di Eurolink, il General Contractor per il ponte di Messina. Oh, quando uno è bravo!
I giornali e le sacche di sangue infetto dei manifestanti.
Francesco Colucci che era er questore, che è stato condannato per falsa testimonianza in favore de Gennaro, che però è stato assolto per aver indotto Colucci a falsotestimoniare. È proprio che Colucci a De Gennaro je voleva bene de suo. E poi da lì, in giù, nella catena de comanda, quarche condanna c’è pure stata, tipo Gilberto Caldarozzi, tre anni e otto mesi in quanto capo servizio centrale operativo. E 5 anni de interdizione dai pubblici uffici. In quegli anni ha lavorato come consulente a Finmeccanica. All’epoca della presidenza de De Gennaro, perché pure De Gennaro a Caldarozzi je voleva bene de suo. Poi è finita l’interdizione e l’hanno nominato vice-capo della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia. Mo sta in pensione.
Mo so’ passati così tanti anni che quarcuno comincia a esse troppo vecchio o troppo morto per ricoprì ancora ruoli de comando, ve potrei fa’ la lista completa ma forse è tempo de mannà in pensione pure quella. E allora ve lascio con le parole che cantava Mercedes Sosa:
Solo le pido a Dios que lo injusto no me sea indiferente…
Solo le pido a Dios que la guerra no me sea indiferente.
Es un monstruo grande y pisa fuerte toda la pobre inocencia de la gente.