SDS#109 – L’AUDACE POLPO DEI SOLITI NOTI

Mo, che ogni guera c’abbia la sua dose de propaganda, da ambo i lati, non me pare una grossa novità. Certo però che quando la propaganda inizia a diventà ridicola, è segno che quarcosa s’è rotto. I propagandisti nostrani, ormai sempre più in difficoltà nel nasconde e giustificà le sempre maggiori evidenze de tutti i possibili crimini de guerra e umanitari commessi da Israele a Gaza (e in Cisgiordania) hanno iniziato a usà la tecnica “ndo cojo cojo”. Così da relativisti della svastica se so’ improvvisamente riscoperti talebani dei simboli, e se so’ scajati in massa contro un porpo de pelouche che sarebbe la prova provata che Greta è antisemita (prima hanno dovuto ritajà la foto in cui c’era na ragazza ebrea perché stonava). Cor paradosso che rischiano veramente de trasformà un pupazzetto innocuo in un simbolo politico, perché me pare chiaro che se domani vado ar ristorante e ordino con tono de sfida polpo e patate, er messaggio che vojo mannà ar mondo è che i giornalisti der Fojo so’ cojoni.Er prossimo passo potrebbe esse quello de vietà PayPal, che quer Pal ner nome è un chiaro messaggio de supporto all’Intifada! Bisognerà toje armeno er rosso o er verde dalle scatole dei pennarelli pe’ evità che i regazzini pe’ sbajo disegnino quarcosa de filopalestinese! Israele ha tajato l’acqua a 2mln de persone: guarda quella nuvola in quer disegno de quer regazzino, non te pare che è a forma de deltaplano?Israele usa er fosforo bianco: ma semo sicuri che la macedonia kiwi fragole e panna non sia un criptomessaggio de solidarietà a Hamas?Israele finora ha ucciso 29 funzionari ONU a Gaza: aho ma che non lo vedi che su un muro de na scòla de Frosinone c’è uno che ha scritto “Israele Merda”?In Cisgiordania dal 7 Ottobre so’ stati uccisi ‘na settantina de palestinesi: Ehm… no, cioè, però… SCONTRO DE CIVIRTA’!!! Più cresce la distruzione, più crescono le proteste, più la propaganda diventa surreale. Se continua così finirà che arriveranno a vietà le manifestazioni in solidarietà con la Palestina, o addirittura aresteranno l’ebrei che manifestano contro ‘sto genocidio in diretta streaming. Ce mancano solo le armi de distruzione de massa de Hamas, ah no, aspè. Perché la propaganda in difficoltà ripiega sempre sui classici. A ‘sto punto avrebbero armeno potuto fa lo sforzo de portà na fialetta in studio. BREAKING: Israeli President Isaac Herzog claims Hamas terrorists who broke into Israel were carrying instructions on how to make chemical weapons. Read more: https://t.co/6aWVJTU1tm Sky 501, Virgin 602, Freeview 233 and YouTube pic.twitter.com/APEG7XlBQJ — Sky News (@SkyNews) October 22, 2023  

SDS#108 – SONDAGGIO

Repubblica quarche giorno fa ha fatto ‘sto sondaggio surreale pe’ chiede agli italiani se so’ pro-Israele o pro-Hamas e hanno stabilito che un italiano su cinque è filoterrorista. Che è un po’ come se io facessi un sondaggio chiedendovi se preferite la pizza con l’ananas o i bucatini alla merda. E venisse fuori che ben il 95% degli italiani sdogana la pizza con l’ananas mentre il restante scrive per Repubblica. Ma non contenti de questa genialata, hanno fatto pure la specifica politica dei partiti. E perché fermasse qua? Noi abbiamo approfondito la materia e possiamo raccontavve a quale fazione della galassia della resistenza palestinese appartengono i singoli: Un elettore su dieci de Forza Italia è a favore del terrorismo, principalmente pe’ una questione de harem che c’ha in testa dai tempi delle cene eleganti; poi nella realtà ha fatto annullà il matrimonio dalla Sacra Rota pe’ non pagà l’alimenti all’ex-moje. La Lega sta soltanto al 3% de terrorismo e so’ per lo più nostalgici dell’internazionale jihadista padana: immigrati che s’erano integrati al nord quando la Lega odiava i terroni e so’ rimasti fissi su quello, perché vabbè che so’ leghisti ma no così cojoni da insurtasse da soli. Fratelli d’Italia sta all’8%: la cosa fa parte de un gemellaggio coi Fratelli Musulmani, sotto lo slogan de “Prima i parenti!” e il divieto della carne sintetica de maiale. L’unico problema è che tutti e due pretendono de parlà solo la propria lingua e quindi non se capiscono. Azione è il terzo partito più fondamentalista d’Italia col 15% e sono a favore di un terrorismo meritocratico fondato su criteri oggettivi e misurabili. Al motto de né con Hamas né con Fatah, hanno scelto Terza Via e stanno al 2.4% pure in Palestina. Poi uno dice le coincidenze. Italia Viva invece sta al 5%, cioè so’ proprio cinque de numero. In sostanza erano contrari ai Patti de Abramo tra Israele e Sauditi e so’ passati cogli sciiti della corrente iraniana. Ricordiamo che Abramo in antica lingua terzopolista pare significasse Matteo Renzi. Il PD sta al 6% ma solo perché hanno truccato er totale portandolo a 104. In realtà so’ tre pensionati de Reggio Emilia che sostengono l’ANP perché se ricordano che una volta l’OLP era una roba de sinistra; che poi è lo stesso motivo per cui votano ancora PD. SI-Verdi, stando ar sondaggio, è na succursale dell’ISIS e se ispira all’arcinota corrente (già citata da molti autori storici) degli ambientalisti islamici. So’ quelli che organizzano le manifestazioni e appena la polizia te carica vengono da te cor ditino puntato. Infine nel M5S un elettore su tre è un salafita. Fanno infatti riferimento a uno dei raggruppamenti più estremisti e intolleranti, ormai diffusi più o meno in tutto l’Occidente ma che l’Italia pare sia riuscita a debellà completamente: le brigate del Reddito de Cittadinanza.

MORIRE DI TERRORE

Oggi vi racconterò una storia. Forse qualcuno di voi la conosce già, molti probabilmente no. È la storia della Grande Marcia del Ritorno. Come tutte le storie che ascolterete in questi giorni, è un pezzo della Storia tutta, e un pezzo da solo non può spiegare 70 anni di conflitto. Questa storia può però aiutare a rispondere a una domanda che molti in questi giorni ripetono ossessivamente: ma perché i palestinesi non scelgono le proteste pacifiche? Questa è la storia di quando i palestinesi scelsero di protestare pacificamente. È il 2018 e l’America di Trump si prepara a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, nonostante la capitale riconosciuta a livello internazionale sia Tel Aviv e l’ONU abbia stabilito l’illegalità dell’occupazione di Gerusalemme Est e dei territori limitrofi (è il Tribunale Internazionale dell’Aja che la definisce “nazione occupante”, non io, ma questa è un’altra storia). A questo punto a Gaza la popolazione inizia una protesta, che prenderà il nome di Grande Marcia del Ritorno. Gaza è una striscia di terreno di una quarantina di chilometri, da più di quindici anni completamente isolata dal mondo, sempre a un passo dalla catastrofe umanitaria, circondata da una recinzione militarizzata e dalla quale non è possibile allontanarsi. Dentro questo campo di concentramento, probabilmente il più grande della storia contemporanea, vivono 2 milioni e trecentomila persone. Quasi la metà di questi sono minori, quasi il 70% della popolazione di Gaza ha i genitori che sono arrivati qua dopo essere stati costretti a fuggire dai territori conquistai e occupati da Israele. La manifestazione si chiama “grande marcia del ritorno” proprio per questo: è una protesta pacifica per affermare il diritto dei rifugiati a tornare nei territori che sono stati loro sottratti.Le proteste iniziano il 18 marzo del 2018 e proseguono fino a metà maggio (giorno del trasferimento dell’Ambasciata americana a Gerusalemme) e oltre, tutti i venerdì, una specie di Friday for Future in salsa palestinese in cui si chiede il rispetto del diritto dei profughi e la fine del blocco che sta strangolando Gaza. Sono proteste a cui partecipano circa 35mila persone. Alla fine delle proteste si conteranno più di 250 morti (tra cui una cinquantina di bambini). Tra le vittime ci sono anche tre medici e due giornalisti. I feriti sono così tanti che è difficile anche quantificarli: si va dai diecimila agli oltre trentamila, anche in questi casi migliaia di essi sono bambini sotto i quattordici anni. Tutti palestinesi. Alla fine delle proteste non si registrerà un solo israeliano ucciso o ferito gravemente (un solo soldato con escoriazioni lievi). E credo che questo, almeno in parte, possa contribuire a rispondere alla domanda iniziale. Quando a un manifestante pacifico rispondi con le fucilate, in sostanza stai dicendo a quel manifestante che il modo in cui protesta è irrilevante. In scala più grande lo ritroviamo anche con l’ANP, che in cambio dell’abbandono dei metodi violenti ha ricevuto in cambio esattamente niente, ormai ridotta a fare da polizia amministrativa del regime israeliano in un territorio sempre più frammentato dalla continua espansione a macchia di leopardo dei nuovi insediamenti dei coloni e in cui i palestinesi (e gli arabi in generale) vivono in regime di apartheid. O i numeri stessi dei morti e dei feriti degli ultimi anni che, anche al lordo degli attacchi terroristici, ci dicono come il “diritto alla difesa” di Israele si sia trasformato negli anni in un diritto di rappresaglia, ovvero una cosa che non il diritto non ha nessuna relazione.  Questa è una storia, una storia che non racconta tutta la Storia degli ultimi 70 anni e oltre, come tutte le storie che ascolterete in questi giorni. Una di storia di parte, come tutte le storie che ascolterete in questi giorni. Neanche questa storia è un inizio di qualcosa, come non lo è quello che è accaduto in questi giorni. Ma è una di quelle storie che di solito ci dimentichiamo di raccontare e sulle quali l’Occidente è disposto a chiudere gli occhi (e io non credo che l’Occidente possa muoversi con gli occhi chiusi in un contesto come questo). È un processo di rimozione collettivo che non è casuale, ma che serve appunto a negare la realtà dei fatti, perché solamente in una realtà artificiale si può raggiungere un totale stato di indifferenza da riuscire a considerare normale l’organizzazione di un rave a cinque chilometri da un campo di concentramento (e nonostante questo penso che nessuno meriti di essere trucidato semplicemente perché è talmente anestetizzato da non rendersene conto).   Perché in questi giorni di cose ne sono accadute tante, di legittime e di illegittime e lo sforzo dovrebbe essere quello di distinguerle, di provare a comprenderle rifuggendo la tentazione del richiamo alle guerre sante, alle crociate per la libertà, eccetera. Se quindi siete capitati in cerca di una condanna del terrorismo, la troverete, alla fine di questo ragionamento, non prima, e molto probabilmente non vi piacerà. Perché ci sono alcune cose che dobbiamo tenere presenti, se vogliamo provare a inserire un qualunque ragionamento all’interno della cornice del diritto internazionale (se ancora ci interessa il diritto internazionale) e una di queste è la seguente: che un popolo “ha il diritto inalienabile a lottare per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dalla occupazione straniera con tutti i mezzi a disposizione, compresa la lotta armata”. Compresa la lotta armata, come stabilito dall’ONU, non da me. Quindi, se siete venuti qui pensando che il terrorismo e la lotta armata siano la stessa cosa, mi dispiace darvi una brutta notizia: possiamo discutere se la lotta armata sia utile al raggiungimento di determinati obiettivi, se in alcuni contesti esistano alternative praticabili ad essa, e preferibili, ma non della sua legittimità (e al massimo possiamo limitarci ad una discussione teorica sull’argomento perché non me pare il caso di pretendere di imporre a un popolo la modalità con cui deve liberarsi dell’occupante).La seconda cosa che dobbiamo tenere presente, in un contesto di occupazione, che le modalità dello scontro sono decise per lo più dall’occupante … Leggi tutto

SDS#107 – LIBERALLES

L’artro giorno camminavo pe’ strada e incontro ‘sta scena: c’è sto grosso energumeno che sta a menà un regazzino. Mo la reazione mia era de metteme in mezzo pe fermalli. Però ariva st’amico mio intelligente che me ferma. Non se fa così, pia un bastone e lo mette in mano ar regazzino. Mo vedi come se difende. A me me pareva che pure se se difendeva comunque continuava a pià li schiaffi ma l’amico mio me fa: è perché er bastone è troppo piccolo. Così pia un bastone più grosso e je lo passa. Mo vedi tu! Io in realtà non è che vedevo tutta sta differenza. Ma sei sicuro? Certo, tu non capisci perché non sei libberale e vòi decide che deve fa er regazzino. Ma non lo so, è che non me pare che sta a funzionà. Funziona funziona, cioè aspè, è che pure sto bastone non è abbastanza grosso. Vabbè mo non ve faccio tutto l’elenco dei bastoni. Quarche giorno dopo me ritrovo davanti ‘na scena simile, ‘n antro regazzino e ‘n antro energumeno che se piano a pizze pure loro. Mo l’istinto mio era sempre de provà a fermalli ma, visto che m’avevano spiegato come funziona, cerco de adeguamme. Allora pio un bastone e provo a passallo ar regazzino ma subito l’amico mio, sempre lo stesso, me ferma e me chiede: ma che stai a fa? E io dico: aho sto a fa er liberale me l’hai insegnato tu! Ma non hai capito gnente non lo vedi che è er regazzino che ha cominciato? Guarda che occhio nero c’ha quello. Così pia er bastone e lo passa all’energumeno. Ma mo lo sfonna proprio. Così se impara er liberalismo. A me quarcosa non me tornava, epperò me ricapita de incrocià ancora un antro regazzino e un antro energumeno che se stanno a corcà de mazzate. Che poi io dico che se stanno a corcà ma alla fine er grosso delle pizze in faccia le pia tutte le vorte er regazzino de turno. A quer punto io veramente non so più che fa, quindi aspetto l’amico mio liberale e je chiedo: mo stavorta er bastone a chi lo devo passà? E lui me guarda proprio come er maestro delle elementari deluso: ma quale bastone, er regazzino è armeno, te ne devi sbatte er cazzo.  Mo lui è liberale studiato quindi non ha detto sbatte er cazzo ma ha detto “ti devi scotolare la metafora aviaria” ma a quel punto io ero un po’ disorientato e j’ho risposto, senti però a me sto liberalismo me lo devi spiegà mejo che non te sto a capì.E lui me fa: eccerto, ma tu sei in grado de capì tutta la profondità der liberalismo? Perché vedi er liberalismo, soprattutto ner 2023, è una complessa dottrina socio-politico-filognostica basata sur diritto e la preminenza della libertà nell’habeas corpus della dichiarazione individuale dei popoli antani come costituzione materiale del lonfo che s’archipatta e non gluisce che è difficile da spiegà a na mente semplice come la tua ma che potremmo sintetizzà co’ la formula “Io e l’amici mia famo come cazzo ce pare”. Stavorta ha detto proprio così.