È ripartita la polemica sul latino a scuola! Perché, in questo grosso generatore de faide ricorrenti che è X, la fantasia c’ha più problemi dell’algoritmo. Il bello, oddio bello se c’hai il gusto per l’orrido, è che è uno de quei casi in cui na posizione è peggio dell’altra.
Intanto al novantanove-virgola-novantanove-percento de quelli che ne parlano, del latino non je ne frega niente. In questa scaramuccia social da giorno della marmotta è semplicemente un marker ideologico e allora forse la cosa interessante è fa’ na piccola classifica dei marcatori.
la prima categoria de latin lovers so’ quelli che de fatto considerano il latino nel suo ruolo storico de marcatore de classe e li riconosci da argomenti intelligenti tipo “molti termini scientifici vengono dal latino”. Pe’ questi il latino è più o meno l’equivalente dell’iscrizione ar circolo canottieri. Per loro il latino è la proposta moderata rispetto all’introduzione de una divisione scolastica per censo, che effettivamente è più difficile da portà avanti politicamente ma er senso è lo stesso.
Sempre a sostegno poi ce stanno i custodi della tradizione: quelli, tipo l’attuale governo, che considerano il latino er marker della tradizione, con un concetto che sta a metà tra “ordine e disciplina” e “se lo faceva mi nonno era sicuramente una cosa buona”. Mo, non è per dire, ma tu nonno probabilmente menava tu nonna. Ai tempi de tu nonno ce stavano i cartelli sui tram per ricordaje, a tu nonno, che non doveva sputà pe tera e parlà ar conducente, anche perché poi rischiava de confondose e creà quarche problema ar conducente. Insomma non è che la tradizione sia sta garanzia universale de “cosagiusta”. Ma d’artronde se parti dall’idea che se stava mejo quando se stava peggio non è che poi sperà de risolve le cose con la logica.
Sull’artro fronte invece ce trovi quelli lo usano come indicatore di inefficienza scolastica. Avendo capito che per la differenziazione de classe è sufficiente l’iscrizione al circolo canottieri giusto, che de solito scelgono in base al curriculum delle massagiatrici, vedono come fumo negli occhi qualsiasi cosa non sia funzionale a una completa aziendalizzazione della scuola. Per loro è semplicemente inaccettabile che la scuola possa occuparsi de qualcosa che non sia l’inserimento immediato nel mondo del lavoro, lo vedono proprio come un affronto personale ai padroni delle ferriere, costretti ad assistere allo spettacolo indecoroso dell’uso dei soldi pubblici per una crescita culturale generica poco integrabile negli attuali meccanismi de sfruttamento del lavoro. Li riconosci perché se ne escono con motivazioni tipo che quelli della Silicon Valley non so’ certo latinisti, come se prende a modello na categoria de persone in cui il più moderato sembra un incrocio tra un nazista e un romanzo distopico de Philip Dick possa esse considerato un punto a favore da qualcuno. Fosse per loro sostituirebbero il latino con un corso di prompt per NanoBananaPro.
Insomma la situazione è questa: il latino, come ogni materia complessa, nel momento in cui te metti a studiallo veramente te costringe a ragionà sulle relazioni de una singola parte con tutto il resto, a come lo stesso elemento de base possa esse declinato a seconda della funzione che svolge in un determinato contesto, a come il contesto influisce sulla comprensione di una parte specifica. Tutte cose che puoi fare pure con il tedesco, il cinese, un linguaggio de programmazione, un circuito elettrico, la storia medievale, un laboratorio de cinema o un corso de disegno dal vivo. Ma interessa veramente a qualcuno che un ragazzino impari a ragionà con la capoccia sua e non se limiti semplicemente a imparà la funzione che je viene assegnata d’imperio dagli adulti senza mette in discussione il sistema in cui vive? Stai ar posto tuo, obbedisci alle regole, non mette in discussione il sistema. Rispondi alle domande e non te azzardà a fa’ scena muta all’esame (ecco, se li prendi, questi della polemica, probabilmente su ‘sta cosa li troverete tutti incredibilmente d’accordo).