SDS#250 – ULTIMO VIENE LO SCIACALLO

Anni fa raccontavamo sempre sta storia sull’antichi romani, che pure l’antico romano ciaveva er problema dei “barbari che premevano alle porte”.

Mo i romani de media er barbaro lo integravano, solo che ar tempo dei romani er monno era sottosopra e l’immigrati arivavano dar bergio, dalla germania verso ‘ste periferie degradate e un po’ sottosviluppate der nord. Che a un certo punto un generale dell’esercito cominciò a di’ basta st’immigrati so’ un botto, rimannamoli alle capanne loro, ce rubano er lavoro, stuprano le donne ar posto nostro, parlano le lingue che non se capiscono, se li famo entrà tutti fra un po’ ce ritroveremo tutti arti e biondi! E siccome pure ar tempo dei romani i cojoni non mancavano mai parecchi cominciarono a daje retta, misero su la lega dei centurioni e urlavano basta frontiere aperte, basta la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’impero. 

E così un pezzo de popolo lo sosteneva e questo diventò governatore de una de ste province imperiali scamuffe dove arivavano st’immigrati, e lo mannarono a discute coll’altri governatori der basta circolazione. Quello ce mise un po’, che all’epoca se girava solo a cavallo, vai e torna ce volle quarche mese ma a na certa ritornò tutto trionfante dar popolo: popolo, avemo vinto!
E er popolo: bravo!
Da domani abbasta immigrati!
Bravo!
Amo deciso che da domani in poi l’immigrato non può più circola libero indove je pare!
Bravo!
Da domani tutte le frontiere delle province romane so’ chiuse!
Bravo! 

Ar che un ragazzetto che lavorava i campi che era capitato ar comizio pe’ caso arzò la mano e chiese: Scusa generà, nun so’ se ho capito bene, ma da domani le frontiere coll’altre province so’ chiuse, vor di’ che l’immigrati andò arivano restano e arivano tutti qua, grazie alla mentula che l’altri governatori so’ d’accordo.
Er popolo c’ebbe un attimo de titubanza che pe’ un attimo quarcosa non je tornava. Ma fu giusto un attimo perché er generale a quer punto squadrò er ragazzetto dalla testa ai piedi, poi squadrò er popolo, poi puntò er dito verso er ragazzetto e urlò: comunista!

A sto punto quanno raccontavamo ‘sta storia c’era sempre quello che ce fermava e diceva: nun è vero, sta robba te la stai inventà perché ar tempo dei romani non ce stavano i comunisti! Invece mo! È pieno così guard, spuntano come funghi in mezzo all’asfarto. Ma come dicevamo all’inizio, siccome pure ar tempo dei romani i cojoni non mancavano mai a nessuno je sembrò strano che se chiamò in causa na cosa che non esisteva pe’ gestì er fallimento de un problema che esisteva solo nella capoccia loro e che contribuivano ad alimentà.

E così er popolo prese er ragazzetto e lo giustiziarono sur posto, che i romani su certe cose andavano pe le spicce. Er generale apprezzò er gesto e disse bravo popolo, tu sì che difendi la patria! E quanno, quarche mese dopo, s’aritrovano co’ le frontiere chiuse, ormai s’era già convinto, er popolo, che la corpa fosse de ‘sti comunisti che volevano distrugge l’impero facendoli diventà tutti arti e biondi.
Poi, er resto, sappiamo come è annata a finì.

 
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