Insieme a Daniele D’Ambra (che da qualche giorno potete leggere su substack) abbiamo pensato di dare vita a questa nuova rubrica dedicata a quelli che sembrano veri e propri classici della propaganda comunista. E in realtà classici lo sono, anche se siamo andati a cercare il comunismo dove non te lo aspetti: nei testi dei liberali.
Frasi che in confronto Landini sembra la Thatcher.
Sabato scorso abbiamo pubblicato il primo poster (è quello che trovate qui sopra) in una piccola operazione di trollaggio su X: abbiamo omesso l’autore. Alcuni alla lettura di “comunismo” sono stati presi da crisi isteriche; altri, pur avendo riconosciuto l’autore, non sono stati da meno. La frase, come vedete nel poster completo, è di John Stuart Mill ed è la seguente:
“Se la scelta dovesse essere fatta tra il comunismo con tutte le sue possibilità e lo stato attuale della società con tutte le sue sofferenze e ingiustizie; se l’istituzione della proprietà privata portasse necessariamente con sé come conseguenza che il prodotto del lavoro debba essere compartito come lo vediamo oggi, quasi in proporzione inversa al lavoro — le quote più grandi a quelli che non hanno mai lavorato affatto, le successive a quelli il cui lavoro è quasi nominale, e così via in scala decrescente, mentre la remunerazione si restringe man mano che il lavoro diventa più duro e più sgradevole, fino a che il lavoro fisico più faticoso e più estenuante non può contare con certezza neppure sulla conquista delle necessità primarie della vita; se l’alternativa fosse questa o il comunismo, tutte le difficoltà, grandi o piccole, del comunismo non sarebbero che polvere sulla bilancia.”
L’obiettivo di JSM, naturalmente, non è quello di fare propaganda per il comunismo, anche perché nel 1871 di comunismo in giro ce n’è ancora poco. Ma le idee comuniste stanno iniziando a diffondersi e la sua preoccupazione è difendere da queste il capitalismo.
L’abbiamo scelta perché è interessante il modo in cui porta avanti questa difesa: visto che il capitalismo nel 1871 è lì, ben presente a tutti (la descrizione delle diseguaglianze tra lavoro e retribuzione dello stesso è sua, non me la sono inventata io) l’invito è quello a non considerare il capitalismo così com’è, ma come potrebbe essere al meglio delle sue possibilità! Certo, quello che vedete nella realtà è brutto, molto brutto, ma pensate a come potrebbe essere bello in teoria. Quella che ne emerge è quindi non una lode al comunismo, ma una critica feroce al capitalismo, che troviamo nei paragrafi successivi (magari ci faremo qualche altro poster) in cui spiega che il capitalismo è nato, storicamente, a partire da ingiustizie e prevaricazioni.
“Il principio della proprietà privata non ha mai avuto un giusto processo in nessun paese; e forse ancor meno in questo paese che in altri. Gli assetti sociali dell’Europa moderna hanno avuto origine da una distribuzione della proprietà che non era il risultato di una giusta divisione o di un’acquisizione operata dall’industria, bensì di una conquista e di una violenza: e nonostante ciò che l’industria ha fatto per molti secoli per modificare l’azione della forza, il sistema conserva ancora molte e evidenti tracce della sua origine.
Le leggi sulla proprietà non si sono mai conformate ai principi su cui si fonda la giustificazione della proprietà privata. Hanno reso proprietà cose che non avrebbero mai dovuto esserlo, e proprietà assoluta laddove avrebbe dovuto esistere solo una proprietà qualificata. Non hanno mantenuto un equilibrio equo tra gli esseri umani, ma hanno accumulato ostacoli su alcuni per dare vantaggio ad altri; hanno deliberatamente alimentato le disuguaglianze e impedito a tutti di partire equamente nella competizione.”
Mill era ottimista, pensava che si trattasse di una situazione temporanea.
Dal 1871 sono passati circa 150 anni: quanto è cambiata la situazione, rispetto alla quella descritta da John Stuart Mill?
P.S.
Le immagini che pubblicheremo di settimana in settimana le trovate su X e raccolte tutte insieme qui sul blog al link immagini CCCP.