Mo io proprio non ciavevo voglia de fa sta sintesi perché è na roba senza senso che però, non avendo un senso suo, se riempie de quello che passa casa.
E così ce stavano sti tre, quattro ragazzetti (su un totale de più de 500mila maturandi) che hanno fatto scena muta all’orale: so’ andati lì e i prof je volevano fa’ le domande ma loro hanno detto, No grazie. Ma non ve interessa il voto finale? No, grazie, a posto così.
Na roba che sarebbe rimasta relegata a due video su tiktok se non fosse pe’ un solerte gruppo de boomer su X, che qui riassumeremo nell’accademico vigilante in calzoncini corti il quale subito s’è accorto della falla disciplinare nel sistema formativo italico.
E come nei racconti della maestra Bigorini di quando a scuola ci andava lui, di quel bambinetto davanti alla diga fallata pisciona che adesso il nome non se lo ricorda perché va bene la disciplina ma la maestra Bigorini veramente ti veniva il latte alle ginocchia però il senso, il senso di responsabilità di quel bambinetto davanti all’imminente catastrofe – quella che subito s’immagina con l’effetto domino che da tre passa a trenta e poi a tremila maturandi che rifiutano l’esame orale, e poi quello scritto, e poi tutto l’esame intero, e poi dopo magari arrivano pure all’università, non un’università casuale ma proprio l’università specifica dove insegna lui, e si mettono a sindacare sull’esame e da questo poi nasce tutto un movimento di protesta trasversale e neanche troppo sotterraneo, che quando arriverà il momento di mandarli a morire ammazzati in guerra questi magari staranno scarsi a senso patriottico e soprattutto a disciplina – ecco che quel senso di responsabilità di bambinello sacrificato a un bene superiore si impossessa di lui, e se ne sta lì, col ditino puntato contro ai ragazzetti, a salvare temporaneamente dallo sfacelo il paese in attesa che poteri più grossi di lui risolvano la situazione.
E sta lì, fin quando l’occhio benevolo del governo non lo riconosce e lo premia con promesse di repressione, assicurando che sarà sua propria cura rimettere in ordine il meccanismo del merito che rischia d’essere nullo senza la valutazione dei due elementi cardine intorno a cui esso merito ruota in Itala: la parentela e la deferenza ai superiori.
Nell’assoluta indifferenza di quel pugno (sempre troppo misero) di ragazzetti che probabilmente anche l’anno prossimo troverà il modo, innocuo e irriverente, di sottrarsi alle trite liturgie del potere con un semplice: No, grazie, che dovrei fare io?
Che dovrei fare? Cercarmi un protettore? Prendermi un padrone? Trasformarmi in buffone nella vile speranza di vedere, sulle labbra di un ministro, infine nascere un sorriso che non sia sinistro? No, grazie. Ingoiare ogni giorno un rospo? Diventare un piccolo grande uomo in un circoletto? Far pubblicare i propri scritti a pagamento? Andare a farmi nominare papa nei clubbini che degli imbecilli tengono negli studi televisivi? Calcolare, aver paura, impallidire, redigere delle suppliche, farmi presentare?
No, grazie, preferisco non farlo, e guadagnarmi il diritto di sopravvivere, vale a dire di starmene ritto e immobile davanti a un muro cieco. Di essere in quanto essere e nient’altro. Per quale ragione? Non la capite da voi la ragione?